Benvenuti nel magico mondo del calcio italiano, dove ogni partita è uno spettacolo di comicità involontaria e ogni risultato un’opera d’arte moderna fatta di pali, parate e qualche che altro miracolo occasionale. Questa settimana, il nostro palcoscenico preferito ci offre ancora una volta la sua meravigliosa sceneggiatura di drammi epici ormai più odori di vetro rotto che di passioni autentiche.
Salvare il salvabile: il ruolo di Svilar
In un’Italia calcistica sempre più afflitta da un senso di déjà-vu, ci si affida a figure come Svilar, il portiere che, nonostante tutto, si dimostra il miglior esempio di come si possa, a volte, salvare il salvabile. A Torino, tra una parata e l’altra, Svilar ha dimostrato che forse non tutto è perduto, anche se la sensazione diffusa è che il vero spettacolo sia il tentativo di non affogare in un mare di errori e scelte discutibili. Nulla di particolarmente rivoluzionario, ma abbastanza efficace da garantire qualche stizza in meno tra i tifosi e qualche rimando di applausi a chi si salva per un pelo, uno di quei miracoli che, più che un’eredità duratura, sembrano quasi una buona azione di salvataggio di un naufragio annunciato.
Wesley e la sua conferma: tra luci e ombre
Nel limbo delle conferme, Wesley si presenta come un’ancora di salvezza (si fa per dire) o, al massimo, come il simbolo di una stabilità che non sarà mai tale. La sua presenza rassicura, certo, ma solo perché ci si abitua presto a sopportare il suo discernimento tra il decisionismo e il tentativo di fare il minimo indispensabile. Per alcuni, è il nuovo leader che mancava; per altri, semplicemente una pedina nelle manovre di una società che pare più interessata ai Trending Topics che a costruire una formazione solida. La sua conferma si rivela dunque un’operazione di marketing più che di calcio, ma finché regge la baracca, chi siamo noi per lamentarci?
Bailey, il ‘fumoso’ protagonista e il suo ruolo misterioso
Il ‘fumoso’ Bailey, che sembra uscito da una delle tante sedute di aromaterapia più che da un campo di calcio, continua a suscitare più domande che risposte. La sua apparizione lascia un ricordo sfocato, come un sogno che svanisce appena ci si sveglia, eppure il suo nome aleggia tra le rose di un settore che fatica a trovare un vero e proprio fuoriclasse. La sua natura ambigua e il suo stile di gioco, che oscillano tra il discreto e il nullo, rendono difficile trarre giudizi definitivi. Forse lo si tiene per il gusto di parlarne, o forse perché il club ha bisogno di un personaggio che, come un’ombra, si muove più tra le nebbie che sulla linea di comando.
Gasperini: le sue parole, come un rullo compressore sulla testa dei tifosi
Non mancano mai le dichiarazioni del nostro caro Gasperini, che, in un’Italia che pare essersi dimenticata la dolce arte del parlare con moderazione, si presenta come il campione della retorica ruvida, più che un allenatore. Le sue parole durissime, spesso anche scorbutiche, sono ormai un appuntamento fisso, come la merenda di metà mattina o le trattative di mercato che sembrano più una recita che un vero tentativo di miglioramento. In questa sua ultima sparata, ci ricorda che il calcio italiano non si merita nulla di meglio – solo parole di circostanza e qualche joke sarcastico sulla situazione attuale. Per lui, il mercato invernale è una sorta di oasi nel deserto, una pausa tra le urla e gli insulti che inevitabilmente riempiono le sue conferenze stampa.
Il mercato e il suo teatro di burle e illusioni
Ah, il calcio mercato, quella magica procedura chiamata








