Un’Italia che si interroga, ma solo con il volto contratto

Ah, la nostra cara Nazionale, che da tempo si è trasformata in un eterno progetto di speranza e disillusione, quasi un reality show con protagonisti i nostri eroi calcistici. Questa settimana, il pagellone di Paolo Marcacci ci regala un ventaglio di giudizi che sfidano le leggi della logica, tra elogi sardonici e punizioni divine. La scena nazionale si dipana tra Gattuso, Cristante e Mancini, tre personaggi che sembrano incarnare la tragedia e la commedia di un calcio nostrano ormai in crisi di identità.

Gattuso: il genio della disperazione

Il nostro ormai ex allenatore, Gattuso, riceve un 4 in pagella, forse troppo generoso per un personaggio che sembra più una caricatura vivente che un tecnico di calcio. Sempre pronto a sbraitare, a promettere rivoluzioni tattiche che si rivelano false promesse di un Atlante che porta il mondo sulle spalle ma forse anche troppa pressione sulle spalle ormai logore. Gattuso, il maestro della polemica che in realtà non sa bene cosa insegnare, dimostra che il vero talento sta nel sapersi nascondere abilmente dietro unghie laccate di rabbia e qualche frase ad effetto.

Cristante: il simbolo della mediocrità?

Andando oltre le narrazioni da cinepanettone, ecco Cristante che merita uno zero in pagella. Non perché non corre o non si impegni, ma perché sembra una versione aggiornata delle figurine di cartone: assente, senza anima, spesso fuori ruolo e con una faccia che urla

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