Ah, San Siro, quel tempio sacro del calcio italiano, dove la Roma si è presentata in pompa magna, pronta a ricordare a tutti che, sì, sono ancora in categoria di coloro che pensano che giocare a pallone sia soltanto questione di orgoglio e poche tattiche. Ma il campo, si sa, ha la sua meravigliosa crudeltà, e questa volta ha deciso di regalare ai tifosi giallorossi uno spettacolo degno di un melodramma esagerato, con un risultato che riscrive la storia – o meglio, la sua triste pagina.

La partita che nessuno avrebbe voluto vivere

Immaginate di essere uno di quei tifosi che, magari, si illude ancora di vedere un minimo di orgoglio, un barlume di speranza in quel mosaico di tristezza che è stata la stagione della Roma. Entrare a San Siro con la speranza di una svolta, di una rivincita morale e invece, ecco il copione scritto dalla potenza dell’Inter: 5-2, un risultato che fa tanto football, poco considerazione per le uova nel paniere ormai completamente rotto.

Il primo tempo: un aperitivo di speranza disillusa

Come al solito, la vera farsa si svolge prima, durante le fasi iniziali, dove la Roma cerca di mettere qualche solidità, ma come un castello di carta sotto un soffio di vento viene subito smantellata. L’Inter, addormentata o magari semplicemente divertita, prende il comando senza troppa fatica, e già al minuto 12, si capisce che sarà una serata di amara realtà. La difesa, forse in vacanza permanente, regala due gol facili, tre, e il pubblico romano si accontenta di qualche scheggia di speranza con un gol di consolazione.

Le pagelle: più che populismo, un vero e proprio naufragio

Le pagelle di questa disfatta sono un esercizio di sarcasmo: i portieri, tanti saluti, sembrano avventurieri sperduti, che cercano di salvare qualcosa di cui ormai nessuno ha più speranza. La linea difensiva? Un parco divertimenti di errori e disattenzioni, perché chi ci difende sembra volersi dedicare più alla propria vita privata che al calcio. A centrocampo, il tentativo di costruire è stato come cercare di installare un castello di sabbia in pieno uragano; inutile, inutile, inutile. E in attacco? La Roma si arrende troppo presto, consentendo all’Inter di praticare il suo football più beffardo, lasciando poco spazio a colpi di genio, anche quelli più rari come le fossette di una squadra che sembra ormai aver smesso di provarci.

La gestione che non gestisce: un dramma già scritto

Ma il vero dramma, caro lettore, non è tanto il risultato sul tabellone, quanto l’atteggiamento di chi siede in panchina o, peggio, di chi sfoggia una maglietta con la speranza che qualcosa cambi in fretta. Perché, si sa, nel calcio maturo ci sono poche sorprese: le strategie sembrano sempre più scritte da bambini che disegnano con pastelli troppo corti, e le reazioni sono quelle di un battitore piombato a sorpresa da un lancio di dadi. È evidente che la gestione è tanto capace quanto un direttore d’orchestra sordo, che sbaglia note su note, lasciando che tutto sfumi nel caos più totale.

Il futuro? Meglio non chiederselo

Ora, la domanda a cui nessuno vuole rispondere apertamente è: cosa farà questa squadra? Forse niente, o forse troppo poco. La stagione sfuma via come un gelato al sole, lasciando dietro di sé solo ricordi di sogni infranti e di quella sensazione che, forse, l’unico modo per risollevarsi è cominciare da zero. Ma, si sa, in Italia il disastro è sempre più allettante di una rinascita, e così la Roma potrebbe autodistruggersi maturando un’altra stagione fatta di alibi, scherni e, naturalmente, qualche mantra consolatorio del tipo

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