Ah, la bellezza del calcio italiano, quell’arte che tanto amiamo e che spesso ci premia con spettacoli degni delle migliori tragedie classiche, o per meglio dire, di un romanzo di pirandelliana memoria. La partita tra Parma e Roma, conclusasi con un clamoroso 2-3, diventa così l’ennesimo esempio di come il pallone possa trasformarsi in una narrazione ricca di suspense, colpi di scena e, perché no, di un po’ di sano dramma.
Un finale da Oscar: il rigore glaciale di Malen
Chi avrebbe scommesso sul colpo di scena finale, quel rigore che ha dipinto il volto di Malen di un glaciale distacco, come se il destino fosse già scritto e lui, il protagonista, non facesse altro che recitare nel copione di uno spettacolo già scritto? Un tiro all’incrocio dei pali, che più che un calcio sembrava un gesto di pura volontà di mostrare come si possa conquistare il cuore di un pubblico (virtuale, si intende), con freddezza e stile. Un vero e proprio atto di cuore di ghiaccio, degno di un’epica moderna.
Rensch: l’uomo della Provvidenza in un tempo di caos
Tra tutti, Rensch si conquista il ruolo di eroe improvvisato, il salvatore di un sistema che spesso pare essere solo uno scherzo dallo humor nero. L’uomo della Provvidenza, forse il più sottovalutato in questa guerra tra calciatori e tifosi, è riuscito a trasformarsi in un personaggio leggendario con una serie di interventi che sembravano usciti da un film di Hollywood, quelli in cui il protagonista affronta il nemico con una determinazione che rasenta l’insolenza. È il mastino dei minuti cruciali, colui che rende il calcio uno sport ancora capace di stupire.
Le pagelle di un’amara comicità
Se si dovessero stilare delle pagelle, risulterebbe chiaro che i protagonisti di questa partita sono più delle caricature del calcio moderno, spesso più teatrale di un’opera di Pirandello. Malen, con la sua freddezza glaciale, trasmette quel senso di indifferenza verso tutto ciò che non sia il risultato finale, mentre Rensch incarna lo spirito dell’eroe involontario, capace di risollevare le sorti di una squadra che pareva destinata a rimanere nella mediocrità.
Il calcio come metafora dell’Assurdo
Siamo di fronte alla classica rappresentazione dell’assurdo: partite che ti fanno passare dal sogno alla follia, dal momentum di gloria alle lacrime di delusione, tutto in solo novanta minuti (più recupero, naturalmente). La vittoria della Roma, conquistata all’ultimo secondo con un rigore che sembra più un gesto di sfida alla sorte che una reale esecuzione tecnica, ci ricorda come il calcio eterno sia anche un potente teatro dell’assurdo, dove il pubblico non capisce mai se deve applaudire o lasciare il campo in preda alla disperazione.
Tra ironia e tragica impotenza
Ma davvero possiamo continuare a prenderci gioco di questa follia sportiva, o ormai è diventato parte integrante del nostro vivere quotidiano? Forse, la vera vittoria sta nel saper ridere di fronte a tanta imprevedibilità, nel riconoscere che anche il calcio, con tutte le sue mille contraddizioni, è semplicemente un’ulteriore prova di quanto siamo dipendenti dalla dramatis personae di questa infinita soap opera chiamata vita sportiva, dove i protagonisti cambiano continuamente, ma il finale rimane sempre lo stesso: un sorriso amaro messo in scena dall’inesorabile passare del tempo e dal nostro bisogno incessante di credere nel miracolo.








